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"Se nessuno si perde, chi troverà nuove strade?" Spieghiamo cos'è la psicologia 2.0

March 7, 2018

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"Se nessuno si perde, chi troverà nuove strade?" Spieghiamo cos'è la psicologia 2.0

March 7, 2018

 

 

 

Sia chiara una cosa, non esiste una psicologia di serie A e una psicologia di serie B, esiste la psicologia e la non-psicologia.

la psicologia è una scienza che si staglia attraverso una infinità di approcci differenti, basti pensare che negli anni '60 gli approcci psicoterapeutici erano circa 60, nell '82 sono diventati circa 400 approcci diversi. Nonostante qualcuno persegue un particolare approccio rispetto a un altro, questa scelta rappresenta solo il vestito che calza meglio, il linguaggio che risuona più nelle corde di chi lo esprime: è lo strumento a fiato, a corda o a percussione che viene impugnato e suonato dal terapeuta. Ogni approccio ha la sua storia fatta di ricerca, di sperimentazioni e di contatti con migliaia di pazienti.

 

Le competenze degli psicologi si sono evolute e al giorno d'oggi non si concentrano solo sulla psicopatologia, ma anche sulla promozione del benessere della persona. Mentre alcuni approcci sono rimasti tradizionalmente in difesa del lettino, attualmente gli psicologi incontrano i loro pazienti/clienti alla scrivania. Gli psicologi non focalizzano il loro interesse esclusivamente sui traumi infantili, ma si concentrano sul presente e sull'attualità, cercando di far emergere nella persona quelle risorse pratiche per superare le rigidità o le difficoltà.

 

Lo psicologo oggi non è chiuso in uno studio, aspettando che il paziente/cliente entri dalla porta, ma è una figura immersa nel mondo e con una profonda conoscenza della società.

 

Il paradigma più o meno comune a tutti gli psicologi è quello di andare verso la sofferenza senza aspettare che essa culmini o trovi il coraggio di affacciarsi nello studio di uno psicologo-psicoterapeuta.

 

Come sempre nella storia quando ci si propone di uscire dalla strada battuta, si presentano resistenze di vario genere. Questa è una dinamica adattiva, che si innesca nel momento in cui si prova ad incamminarsi per vie sconosciute o quanto meno impervie e nuove.

 

Joan Littlewood diceva: “Se nessuno si perde, chi troverà nuove strade?”, sebbene in molti gridino allo scandalo, a conservazione della tradizione, molti eminenti padri della psicologia a un certo punto si proposero di cambiare il setting, magari modificando il divano con una scrivania e oggi sono riconosciuti e accettati.

 

 

 

 

 

 

La psicologia 2.0

 

Lo “psicologo 2.0” è un professionista accreditato dalle istituzioni, che in qualche modo sposa l'utilizzo degli strumenti tecnologici, qualora abbiate trovato l'indirizzo del vostro terapeuta sul web, quel professionista più o meno apertamente è uno psicologo 2.0.

 

L'interazione tra utente e professionista che proviene o avviene nel web fa parte di un continuum lungo il quale utente e terapeuta entrano in contatto su vari livelli.

Questa è una strada in cui si nascondono molte insidie, ma al contempo è ricca di opportunità.

(online l'utente potrebbe sentirsi meno in pericolo e abbassare alcune difese sentendosi protetto dallo schermo, per i principi della disinibizione proposti da Suler oppure si ricordano i numerosi casi registrati in cui utenti Italiani con occupazione all'estero, hanno intrapreso un ciclo di consulenze psicologiche online finalizzate ad un incontro reale.)

Basti pensare che attraverso i numerosi portali di psicologia, gli utenti hanno a disposizione una notevole quantità di articoli, alcuni utili per comprendere (e non curare) alcune sfumature del proprio modo di agire o pensare, altri per approfondire le numerose scoperte in campo scientifico conquistate negli ultimi anni.

Nonostante si consigli sempre di consultare uno psicoterapeuta umano, reale e abilitato alla professione, una dashboard permeata da articoli di psicologia e pregna di possibili terapeuti pronti a intervenire, diciamocelo fa sentire meno soli e indifesi.

 

In questo senso la psicologia 2.0 non vuole scavalcare, ostacolare o disconoscere la tradizione psicologica così com'era 15 anni fa, anzi cerca di preservarla con rispetto e valore, ma intende anche strutturarsi come una naturale evoluzione/progressione della tradizione psicologica classica, comprendendo anche tutte quelle branche della psicologia sorte in relazione alle distorsioni, ai disagi e alle psicopatologie consolidate da quando è nata Internet.

Fanno parte di questo complesso la psicologia digitale, la tecnopsicologia, lo studio delle tecnodipendenze, la cyber-psicologia e le scienze comportamentali digitali.

 

L'inconscio digitale: iConscious

 

Qualcuno una volta ha detto: “l'uomo ha creato Internet, ma ha dimenticato di chiedersi cosa farci”, da alcune ricerche si è riscontrato che la rete si è sviluppata e si sviluppa quasi per magia di fronte ai nostri occhi, tanto che oggi non necessita nemmeno l'intervento dell'uomo.

Internet è una matrice e rappresenta lo spazio interazionale e connettivo tra gli individui così come potrebbe essere l'aria che respiriamo, la materia oscura tra i pianeti o l'inconscio collettivo. Come una grande casa è densa del vissuto degli individui, in grado quindi di tramandare agli ospiti e ai discendenti la storia, la cultura e i valori dei proprietari, così Internet si è caricato del vissuto di tutti gli utenti che almeno una volta si sono connessi alla rete. A questo proposito iConscious è un termine che è stato coniato per indicare quella parte di vissuto che l'insieme degli utenti digitali ha in qualche modo disseminato nella rete. Ogni volta che ci connettiamo a Internet, ogni volta che condividiamo una foto su un social, ogni volta che commentiamo un post, ogni volta che facciamo una ricerca, lasciamo cadere nella rete frammenti della nostra personalità e della nostra storia personale.
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Questi frammenti di personalità vengono disfatti, trasformati in Byte e ricomposti nel nostro Avatar virtuale, formano i tratti di personalità digitale di ogni utente connesso e sono in grado di influenzare le nostre relazioni.

iConscious quindi è la co-costruzione condivisa inconscia dei membri appartenenti alla comunità e alla cultura di Internet.
Esso comprende le ansie condivise, le fantasie, le difese, i miti e i ricordi riguardanti Internet.

 

Chi è quindi che può intervenire in un disagio insorto in un individuo o in una relazione tra individui mediata da uno strumento tecnologico?

 

Ovvio lo psicologo 2.0!

 

 

 

 

Valerio Imondi

 

 

bibliografia:

 

Algeri D., Gabri S., Mazzucchelli L.; Consulenza psicologica online, esperienze pratiche, linee guida e ambiti di intervento; Giunti, Gennaio 2018

 

Imondi V.; iConscious: l'inconscio connettivo, psicopatologia delle masse nell'era di Internet e analisi dell'Io digitale, Giugno 2017

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